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Attività

Il rischio derivante dal ritrovamento accidentale di ordigni bellici, oggetto del presente scenario, è inteso
come quello che può essere provocato da ordigni che sono stati caricati, innescati, armati o altrimenti
predisposti per essere utilizzati in conflitti armati, ma che sono rimasti inesplosi; nel caso in cui un ordigno, o
parti di esso, venisse trasportato, manomesso o bruciato, potrebbe ancora liberare la sua potenza distruttiva
rappresentando un serio pericolo per coloro che si trovino nelle vicinanze.
Ancora oggi, a quasi 100 anni dalla Prima Guerra Mondiale e dopo oltre 70 dal termine dell’ultimo grande
conflitto, in tutta Italia continuano numerosi i ritrovamenti di residuati bellici inesplosi ed il fenomeno non
sembra cessare: solo nel corso della Seconda Guerra Mondiale sono state sganciate sulle regioni italiane
oltre un milione di bombe, pari a circa 350.000 tonnellate di esplosivo. Gli esperti concordano nel ritenere
che una parte consistente di tali ordigni non subì una completa deflagrazione e che addirittura una quota pari
al 10% non esplose del tutto; si valutano quindi almeno
25.000 ordigni sul territorio nazionale ancora da
recuperare. Ogni anno sono circa 3.000 gli interventi di bonifica effettuati dagli artificieri dell’esercito o dalle
altre forze militari e di polizia.